Gli Arazzi del Cardinal Padrone

L’antica tradizione dell’arte tessile degli arazzi non fu solo eccellenza e prerogativa esclusivamente francese e fiamminga. Nello sviluppo di quest’arte decorativa ebbe gioco anche l’Italia e, fra le manifatture attive fra Sei e Settecento nelle principali città italiane, di certo una delle più pregiate fu l’Arazzeria Barberini, voluta a Roma dal Cardinal Nepote di papa Urbano VIII, quel Francesco Barberini, nato a Firenze nel 1597 e morto a Roma nel 1679, che fu collezionista esperto e sublime di molta della migliore arte antica e del suo tempo, italiana e francese soprattutto.

Il volume The Barberini Tapestries. Woven Monuments of Baroque Rome, di James Gordon Harper, pubblicato da Officina Libraria, esce in concomitanza all’esposizione negli Stati Uniti degli Arazzi Barberini dedicati alla «Vita di Cristo», commissionati dallo stesso cardinale Francesco Barberini, a marzo-giugno 2017 nella mostra nella Cattedrale di St. John the Divine a New York ed ora (fino a gennaio 2018) al Jordan Schnitzer Museum of Art di Eugene, Oregon.

James Gordon Harper (professore di arte rinascimentale e barocca alla University of Oregon, autore e curatore di vari volumi fra cui “Giuseppe Vasi’s Rome: Lasting Impressions from the Age of the Grand Tour”, del 2010, e “The Turk and Islam in the Western Eye: Visual Imagery before Orientalism 1450-1750”, del 2011) analizza per la prima volta in modo completo sia l’attività dell’Arazzeria Barberini sia questo ciclo di arazzi, la cui testimonianza artistica viene interpretata da Harper tanto – a livello generale – come “monumento” del clima artistico della Roma che vive gli splendori della fase più matura del Barocco, quanto – a livello particolare ed episodico – come strumento qualificato e qualificante della comunicazione e propaganda politica e socioculturale del loro committente, il Cardinal Nepote Francesco Barberini.

GPM 1 Recensione BARBERINI TAPESTRIES The Annunciation
L’Annunciazione

Nominato cardinale a 26 anni nel 1623 e contemporaneamente Segretario di Stato e Legato ad Avignone nonché due anni dopo plenipotenziario a Parigi ad affrontare il Cardinal de Richelieu (senza troppo successo perché la Valtellina fu persa allo Stato della Chiesa ma Luigi XIII, ad addolcirgli al pillola, gli regalò sei arazzi disegnati da Rubens e ciò ebbe il suo peso nel futuro di mecenate del giovane cardinale, come spiega Francis Haskell in Patrons and Painters, Yale University Press, 1964 e 1980, p. 44; trad.it. Mecenati e pittori, Firenze, Sansoni, 1966) e chiamato a Roma “Il Cardinal Padrone”, pare perfino dallo stesso zio papa, sebbene non abbia brillato come politico (ad esempio disastrosa a Urbano VIII e a tutti i Barberini fu la sua “Guerra di Castro” contro i Farnese che inutilmente vessò le già provate finanze papali), la sua figura spicca viceversa nel pur affollato palcoscenico culturale d’Italia e d’Europa in epoca barocca.

Accademico dei Lincei e Protettore dell’Accademia di San Luca (la confraternita dei pittori romani), commissionò per San Pietro numerose opere ad artisti come Giovanni Lanfranco, Andrea Sacchi, Pietro da Cortona, Nicolas Poussin, Simon Vouet, Valentin de Boulogne, acquistando per la sua collezione privata (già ricca di sculture classiche) molte opere del giovane Poussin. Nel 1625 comprò dagli Sforza il palazzetto sul Quirinale che Carlo Maderno trasformò nel celebre Palazzo Barberini e di cui Francesco coordinò l’ispirazione iconografica celebrativa della famiglia papale, ideata dal poeta toscano Francesco Bracciolini, e la sua realizzazione pittorica, affidata a Pietro da Cortona: nel Gran Salone l’esuberanza decorativa raggiunta con l’uso travolgente dell’«Illusionismo» barocco – declinato fra “tromp-l’œil”, prospettive “di sott’in su” e “quadrature”, spregiudicate cromìe, aggrovigliato dinamismo di forme ed esasperato ornamentismo – segna un punto di svolta e di nuova partenza per la decorazione degli interni secolari barocchi.

 

GPM 2 2017 Recensione BARBERINI TAPESTRIES The Adoration of the Magi
L’Adorazione dei Re Magi

Eclettico e non pago, sempre a Palazzo Barberini organizzò una vasta biblioteca con manoscritti greci e romani, iscrizioni e antichi “monetaria” e perfino un piccolo museo di scienze naturali ed un giardino botanico: il manoscritto Libellus de Medicinalibus Indorum Herbis, erbario e prontuario medicinale erboristico azteco, tradotto nel 1552 in latino dalla lingua Nahuatl e da lui posseduto, fu appunto ufficialmente denominato in suo onore Codex Barberini. Sostenne inoltre molti studiosi e pensatori europei, fra cui Athanasius Kircher, Jean Morin, Gabriel Naudé, Gerhard-Johann Vossius, Heinsius e il poeta inglese John Milton. Del resto, a confermare fuor d’ogni dubbio la statura culturale di Francesco Barberini basterebbe il fatto che, dal 1633 alla morte Grande Inquisitore della Santa Inquisizione Romana, fu uno dei soli tre cardinali (gli altri essendo Laudivio Zacchìa e Gaspare Borgia) che in quello stesso 1633 si rifiutarono di firmare la condanna di Galileo Galilei e delle sue tesi.

 

GPM 3 2017 Recensione BARBERINI TAPESTRIES The Consignment of the Keys to St. Peter
La consegna delle Chiavi del Regno dei Cieli a San Pietro

James G. Harper allarga poi l’indagine alla struttura socioculturale della Roma di Urbano VIII e all’influenza politica ed artistica della famiglia Barberini nel XVII secolo (irruente soprattutto in architettura: «Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini» scrisse Pasquino nel 1625 allorché Urbano VIII fece asportare e fondere le travature bronzee del pronao del Pantheon per costruire il Baldacchino di San Pietro e i cannoni di Castel Sant’Angelo), e da lì alla storia dell’Arazzeria Barberini, la manifattura privata del cardinale Francesco insediata nel 1627 proprio a Palazzo Barberini, dove rimase attiva fino al 1679, e la cui produzione iniziò con i sei arazzi disegnati da Pietro da Cortona sul tema delle Storie di Costantino a completare quelli ricevuti in dono da Richelieu. L’occhio-di-bue della ricerca di Harper va sull’attività di Giovanni Francesco Romanelli (Viterbo, 1610-1662), l’allievo di Pietro da Cortona che, impegnato il maestro nell’opera erculea della decorazione del palazzo, venne dal Cardinale incaricato di disegnare i cartoni dell’Arazzeria, fra cui anche, ovviamente, questi arazzi della Vita di Cristo.

 

Il ciclo, suddiviso in ben dodici episodi che partono dall’Annunciazione, esplicita di fatto una vera e propria storia del gusto barocco, come Harper dimostra grazie ai documenti dell’epoca che descrivono l’uso strumentale e promozionale dato agli arazzi dai Barberini.

GPM 4 2017 Recensione BARBERINI TAPESTRIES The Last Supper
L’Ultima Cena

Dopo i fasti romani, questa testimonianza di arte decorativa tessile italiana approdò Oltreoceano all’epoca del frenetico collezionismo della Gilded Age (1870-1910), gli anni d’oro di Duveen e Berenson, quando negli Stati Uniti là si sviluppò una sorta di “arazzomania”. Dopo le colelzioni private, gli arazzi approdarono infine per donazione alla Cattedrale cattolica di New York St.John the Divine.

Chiude il volume Marlene Eidelheit, direttore e conservatore capo del laboratorio di restauro tessile della St.John the Divine’s Cathedral, che descrive la storia conservativa degli arazzi dal 1891 al 2016, analizzando gli aspetti tecnici e il lungo lavoro di restauro al qual sono stati sottoposti.

 James Gordon Harper, THE BARBERINI TAPESTRIES. Woven Monuments of Baroque Rome, con un testo di Marlene Eidelheit, in lingua inglese, Milano, Officina Libraria, 2017, rilegato, pp.188, 126 illustrazioni a colori; € 38 euro; http://www.officinalibraria.com

GPM 5 2017 Recensione BARBERINI TAPESTRIES The Crucifixion
La Crocefissione

 

 

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