Curiosa. Pittrice. Esploratrice. Non solo di fiori ma pure d’insetti

Nel terzo centenario della scomparsa della pittrice un po’ svizzera, un po’ tedesca, un po’ olandese Maria-Sibylla Merian (Francoforte, 2 aprile 1647– Amsterdam, 13 gennaio 1717) il Kupferstichkabinett (Gabinetto dei Disegni e delle Stampe) dei Musei di Berlino e lo Städel Museum di Francoforte celebrano con una fascinosissima mostra apertasi il 7 aprile (chiusura il 2 luglio) l’opera di una “signora per bene” che fu e resta fra i pilastri dell’evoluzione, da un lato, della natura morta floreale in Europa (che tante altre donne pittrici vede fra le sue più esimie rappresentanti), e dall’altro, e ancor più, dello studio della storia naturale di fiori e insetti, inserendosi tra i fondatori della botanica e della entomologia moderna grazie alla sua attenta osservazione e documentazione della metamorfosi della farfalla, come ha più volte dichiarato il celebre entomologo britannico Sir David Attenborough. Non a caso Maria-Sibylla nella sua carriera di pittrice e scienziata ha catalogato e illustrato ben 186 specie di insetti e la sua classificazione di farfalle e falene è tuttora in vigore.

Chinesische Vase mit Rosen, Mohn und Nelken
Maria Sibylla Merian, Vaso Cinese con Rose, Papaveri e Garofani, Lucertola, Lumaca e Coleottero, lacca opaca su pergamena,  1670-1680, cm 26,7×18,7; Kupferstichkabinett – Staatliche Museen zu Berlin, © Kupferstichkabinett, SMB / Dietmar Katz

La mostra ripercorre il tanto variegato quanto attento e delicato rapporto artistico ed espressivo fra la storia naturale, la botanica, la neonata entomologia, la pittura e il disegno floreali e botanici e l’arte libraria con 150 opere su carta e pergamena dal XVI secolo alla fine del Settecento illuminista e scienziato provenienti dalle vaste collezioni dei due musei tedeschi.

Banane - Bl¸te und Fruchtstand

Alle opere di Maria-Sibylla  si affiancano preziosi prestiti da musei internazionali per presentare, accanto alle opere di Maria-Sibylla Merian (tempere, acquerelli , lacche opache e gouaches su carta o pergamena perché le gilde tedesche impedivano alle pittrici la tecnica ad olio) quelle di vari suoi predecessori, contemporanei e successori nelle diverse forme di espressione artistica da Martin Schongauer ad incunaboli e codici illustrati di farmacopea ed erboristeria dei primi del XVI secolo, studi di piante di Albrecht Dürer e della sua cerchia, studi naturalistici di Georg Flegel e Georg Hoefnagel e altri da tutto il Seicento, nature morte di fiori di Barbara-Regina Dietzsch e della sua scuola nel Settecento fino alla pittura floreale neoclassica, romantica e Biedermeier. Il tutto illustrato in un catalogo Hirmer Verlag, curato dal Dipartimento di Storia dell’Arte della Technische Universität Berlin.

Akelei, Stiefmütterchen und Ochsenzunge
Albrecht Dürer, Aquilegia, Viola del Pensiero e Anchusa, Acquerello, primo quarto XVI secolo,
cm 33,7 x 25,5; Kupferstichkabinett – Staatliche Museen zu Berlin, © bpk / Kupferstichkabinett, SMB / Joerg P. Anders
Zwei Tulpen
Georg Flegel, Due Tulipani, acquerello e lacca opaca con riflessi in lacca bianca su carta, circa 1630, Kupferstichkabinett – Staatliche Museen zu Berlin, © BPK / Kupferstichkabinett, SMB / Jörg P. Anders

Maria Sibylla Merian fu la prima pittrice naturalista e studiosa di botanica ad analizzare la metamorfosi dei bruchi in farfalle e anche la fondamentale simbiosi fra insetti e piante. Passione e disciplina senz’altro almeno eccentriche in un’epoca in cui il vulgo considerava gli insetti “le bestie del Diavolo”.

Granatapfel und Schmetterlinge
Maria Sibylla Merian, Melograno con bruchi e farfalle, incisione su rame da “Metamorphosis Insectorum Surinamensium”, Amsterdam 1705, Esemplare della Saechs. Landesbibliothek zu Dresden, Leipzig, Frankfurt a.M., © bpk / Staatsbibliothek zu Berlin / Ruth Schacht

Figlia dell’incisore svizzero Matthäus Merian il Vecchio (1593-1650) e della seconda moglie Johanna-Sybilla Heim ma orfana del padre a tre anni, fu cresciuta ed educata dal patrigno Jakob Marell (apprezzato pittore di fiori e allievo del rinomato pittore di nature morte Georg Flegel) che le insegnò il disegno, la pittura ad olio, l’acquerello e l’incisione cosicché già a tredici anni dipingeva con gusto e perizia immagini d’insetti e di piante ritraendoli direttamente dal vero in natura. All’abilità d’arte non era estranea – se non predominante – un’intensa, analitica curiosità scientifica e infatti, nell’introduzione della sua opera più importante: Metamorphosis Insectorum Surinamensium, pubblicata fra 1702 e 1705, scrisse: «In gioventù mi dedicai a ricercare insetti: cominciai con i bachi da seta nella mia città natale di Francoforte. Osservai poi che essi, come altri bruchi, si trasformavano in belle farfalle notturne e diurne. Questo mi spinse a raccogliere tutti i bruchi che potevo trovare per osservarne la trasformazione. Ma, per disegnarli e descriverli dal vero con tutti i loro colori, ho voluto esercitarmi anche nell’arte della pittura».

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Maria-Sibylla Merian, Rosa con esemplare di gracillaria, larva e pupa, acquerello su pergamena, 1679, Städel Museum, Frankfurt, © Foto: Städel Museum – U. Edelmann – Artothek

Maria-Sibylla pubblicò il suo primo volume di illustrazioni florali, Neues Blumenbuch, già nel 1675 a 28 anni. Nel 1679 pubblicava Der Raupen wunderbare Verwandlung und sonderbare Blumennahrung  (La meravigliosa trasformazione dei bruchi in farfalle e la loro curiosa alimentazione floreale) che divenne un vero successo editoriale discusso e consultato in tutti i salotti alla moda dell’aristocrazia tedesca che s’ispirava ai Philosophes francesi e alle salonnières bas-bleu parigine.

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Maria Sibylla Merian, Ciclamino Bianco, acquerello e tempera verde, rossa, arancione e bianca su pergamena, Städel Museum, Frankfurt, © Städel Museum – Artothek
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Maria-Sibylla Merian, Caimanus Crocodilus e Anilius Scytale, da “Metamorphosis insectorum Surinamensium”, Amsterdam 1705, Esemplare della Saechs. Landesbibliothek zu Dresden, Leipzig, Frankfurt a.M., © bpk / Staatsbibliothek zu Berlin / Ruth Schacht

Dopo anni vissuti in Germania tra Norimberga, Francoforte e Gottorp nell’Holstein nell’infelice matrimonio col mediocre pittore Johann Andreas Graff , la pittrice-entomologa si trasferisce in Frisia nella tenuta delle nobili beghine Aerssen van Sommelsdijck che ospitavano la comunità religiosa dei Labadisti (fondata nel 1669 dal francese Jean de Labadie: un irrgdto, composto, serioso mish-mash fra gesuitismo, giansenismo e calvinismo). Qui conosce e avvia rapporti intellettuali ed epistolari con personaggi quali l’Elettrice Sofia di Hannover, madre di re Giorgio I di Gran Bretagna; William Penn, il pioniere quacchero da cui prende nome l’americana Pennsylvania; il filosofo inglese John Locke. Nel 1691 va a vivere con le figlie ad Amsterdam, dove nel 1692 non solo conqustò il sospirato divorzio e la futura celebre pittrice di fiori Rachel Ruysch quale allieva ma soprattutto la figlia maggiore Johanna sposò il facoltoso mercante Jakob-Hendrik Herolt, fiorente imprenditore in Suriname, colonia olandese in America del Sud di cui all’epoca era Governatore proprio Cornelis van Aerssen van Sommelsdijck, nipote delle signorine labadiste e mecenate di Maria-Sibylla. E così finalmente, nel 1699, dopo decenni di pittura e di studi e altrettanti di successi, grazie all’appoggio del Governatore Sommelsdijck ottenne dalla città di Amsterdam il finanziamento ufficiale del viaggio in Suriname con la figlia minore Dorothea per studiare in cinque anni le nuove specie di fiori e di insetti tipiche delle Indie Occidentali. La nave salpava il 10 luglio 1699 e si trattò del primo viaggio espressamente concepito come spedizione scientifica.

Dei cinque anni previsti, madre e figlia ne trascorsero in Suriname solo due, a causa della malaria, ma la messe di animali e piante precedentemente sconosciuti all’interno del Suriname (con annotazione di caratteristiche, habitat, abitudini) e la loro denominazione scientifica con i nomi nativi americani fu straordinaria come l’avventurosa esplorazione del corso del fiume Suriname e la calorosa collaborazione degli indigeni amerindi che tutte portarono alla pubblicazione della sua opus magna, la citata Metamorphosis Insectorum Surinamensium, che rimane testo fondamentale per la storia dell’entomologia e le cui illustrazioni sono indiscussi e celebrati capolavori di pittura botanica. Lei stessa scrive nella Introduzione: «Realizzando quest’opera, non ho mirato al guadagno, contentandomi di rifarmi delle spese sostenute. Non ho badato a spese per eseguire quest’opera. Ho fatto incidere le tavole da un celebre maestro e ho procurato al libro la carta migliore per portare soddisfazione e piacere non solo agli amatori dell’arte ma anche agli amatori degli insetti e sono felice sentendo di aver raggiunto il mio scopo e di aver loro procurato quella gioia»

Rientrata ad Amsterdam, nei suoi ultimi anni, funestati da un ictus nel 1715 e dalle conseguenti difficoltà economiche (già nel 1699 per ulteriormente finanziare il viaggio in Suriname aveva venduto 255 sue opere) Maria-Sibylla ebbe la soddisfazione di ricevere nel 1716, poco prima della morte, l’omaggio personale del super eclettico zar di Russia Pietro il Grande, in visita ad Amsterdam ed ai cantieri navali olandesi, che dopo la sua morte acquistò un gran numero di suoi dipinti, oggi conservati nella collezione dell’antica Accademia di San Pietroburgo, fondata dallo stesso Pietro il Grande (Academia Scientiarum Imperialis Petropolitanae poi dal 1803 Académie Impériale des Sciences e dal 1925, spostata a Mosca, Accademia Russa delle Scienze).

Horti Anckelmanniani, Tom. I [II nicht nachgewiesen], Bll. 2v/3r - Der Barockgarten von Caspar Anckelmann in Hamburg
Hans Simon Holtzbecker [ante 1635 – 1671], Il Giardino barocco all’Italiana di Caspar Anckelmann (1634 – 1698) con al centro il proprietario e la moglie, ai lati i giardnieri, lacca opaca su pergamena, fra 1664 e 1671, cm 32,4 x 40,0 ;Kupferstichkabinett – Staatliche Museen zu Berlin, © bpk / Kupferstichkabinett, SMB / Joerg P. Anders

Immagine introduttiva

Maria Sibylla Merian, Petali di tulipani screziati, acquerello e lacca opaca su pergamena, Kupferstichkabinett – Staatliche Museen zu Berlin, © bpk / Kupferstichkabinett, SMB / Dietmar Katz

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