Caso o Destino?

La realtà anticipa la fantasia o viceversa?

E… la nostra vita è tutta frutto del caso o esiste un Destino che ci guida o ci perde o ancora i fili di cui è intessuta la nostra vita sono tenuti da un Essere Superiore o dallo stesso Destino?

La tragedia del ponte crollato sull’autostrada fra Loreto ed Ancona mi ha subito riportato alla mente un romanzo di Thornton Wilder, per precisione il suo secondo, scritto nel 1927 (Premio Pulitzer nel 1928 e dal quale sono stati tratti vari film, l’ultimo nel 2004 con un cast superbo: F. Murray Abraham, Kathy Bates, Gabriel Byrne, Geraldine Chaplin, Robert De Niro, Harvey Keitel): IL PONTE DI SAN LUIS REY che tratta di una vicenda identica. E storica.

Il 20 luglio 1714, a mezzogiorno preciso, il ponte di corda costruito duecento e più anni prima dagli Incas e che da allora è stato la più importante via di collegamento per gli abitanti di Lima e Cuzco, improvvisamente cede mentre lo stanno attraversando cinque persone: la Marquesa de Montemayor Doña María; Pepita, la sua cameriera personale; lo scrivano ambulante Esteban; Tìo Pío, un avventuriero spagnolo al servizio del Vicerè del Perù, già impresario teatrale scopritore e maestro della famosa attrice Camila La Perricholì, che grazie a lui era divenuta l’amante del Viceré ma che poi, sfigurata dal volo, si era ritirata a vivere nelle montagne con i tre figli avuti appunto dal Viceré. Quinto personaggio è il ragazzino Jaime, il figlio minore di Camila e del Viceré, che Tìo Pìo sta conducendo con sé a Lima per insegnarli la professione d’attore.

Al disastro assiste, salvandosi per puro caso, il monaco francescano Frate Junipero che, sconvolto dalla tragedia, inizia a porsi angosciate domande di carattere religioso e morale: chi erano quelle cinque persone e perché si trovarono proprio lì e in quel preciso momento?

Volendo risalire alle cause del cedimento del ponte, Frate Junipero spinge la sua ossessiva ricerca fino a ricostruire in ogni dettaglio la vita di ciascuna delle cinque vittime, per ritrovare fra loro e in loro un qualsiasi incomprensibile quanto imprevedibile ma imprescindibile legame, quel fattore analogo, quel “minimo comune denominatore” che spieghi il loro destino e lo sottragga alla cecità del Caso.

Affondando nella sua ricerca storica, Frate Junipero si perde nel labirinto del devastante dilemma morale che chiama in causa la Divina Provvidenza: la tragedia è stata un semplice caso, un “Capriccio del Destino”, una casualità senza altra spiegazione appunto che la cecità del Caso o invece è stata una mirata punizione divina per le colpe, consapevoli o ignare, di ciascuno dei cinque sfortunati e che ha fatto incrociare i loro destini nel medesimo luogo alla medesima ora?

Il tormento di Frate Junipero è l’espressione di quel consueto quesito che ogni uomo, credente o no, si pone sull’eterna condizione umana e sulla morte, sulla misteriosa complicità di Caso e Destino.

Una domanda che sempre rimane e rimarrà senza risposta.

Il cedimento del ponte di corda inca è fatto storico ma nel romanzo Thornton Wilder gioca liberamente sulla figura, storicamente posteriore, dell’attrice e danzatrice Micaela Villegas (1748-1819), nota appontò come «La Périchole» o «La Perricholì» e la cui vita è stata d’ispirazione anche per il racconto Le Carrosse du Saint-Sacrement di Prosper Mérimée, per l’opera buffa La Périchole di Jacques Offenbach e per La carrozza d’oro, film del 1953 di Jean Renoir con Anna Magnani protagonista.

CasadelaPerricholi
Max de Radiguet (1816-1899), Paysage de Lima, in cui si nota la residenza di Micaela Villegas “La Perricholi”, donatale dal Vicerè Amat. Disegno tratto da Compendio Histórico del Perú, Historia del Siglo XVIII, Tomo IV, Editorial Milla Batres S.A. Lima, 1993, p. 146.

Maria Micaela Villegas Hurtado (1748-1819), conosciuta come La Perricholi o La Périchole, è probabilmente il più famoso personaggio storico femminile peruviano del XVIII secolo. Attrice, danzatrice  celebratissima, fu amante riconosciuta e ufficiale di Manuel de Amat y Juniet, Viceré del Perù dal 1761 al 1776, di cui intratteneva pubblicamente la corte. Il loro figlio, Manuel de Amat y Villegas, è stato uno dei firmatari della dichiarazione di indipendenza dalla Spagna del Perù il 28 Luglio 1821 . L’origine del soprannome con cui Micaela Villegas è passata alla storia non è a tutt’oggi ancora chiarita: alcune interpretazioni lo fanno derivare dai vezzeggiativi usati nei suoi confronti dal Vicerè (peti-xol, petit-choli, petit-choux); per altre, al contrario, deriverebbe dall’offensiva denonominazione “Perra Chola” (cagna in calore) attribuitale dall’alta società della corte vicereale di Lima che detestava il potere e la ricchezza dell’attrice e la sua influenza sul Vicerè, di cui era moglie di fatto.

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