Sic Transit…

La notizia purtroppo è vera. Confermata da una fonte autorevole e super partes come Anna Somers-Cock, direttore di THE ART NEWSPAPER.

Il 30 dicembre 2016, la Princes Czartoryski Foundation, creata dal principe Adam-Karol Czartoryski nel 1991 e titolare della gestione del Museo Czartoryski a Krakówia, Polonia, ha ceduto la celebre quadreria di famiglia al Governo Polacco per la modica cifra di 100 milioni euro (500 milioni di zloty). Una cifra davvero modica se non perfino ridicola per la collezione che costituì il primo museo polacco e fu avviata  fra la fine del Settecento e l’alba dell’Ottocento dalla principessa Izabella Czartoryska nata Flemming (1746-1835), moglie di Adam-Kazimierz Czartorysk (1734-1823), scrittore, letterato, autore teatrale, studioso di linguistica, viaggiatore e statista nonchè sfortunato pretendente al trono di Polonia.

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Alexander Roslin, La Principessa Izabella Czatoryska née Flemming, olio su tela, Museo Nazionale di Cracovia

La collezione, iniziata da Izabella Czartoryska nel Tempio della Sibilla o Tempio della Memoria, ispirato al Tempio di Vesta a Roma e realizzato nel 1801 su disegno dell’architetto polacco Chrystian Piotr Aigner con i restauri della residenza principesca di Puławy, comprende oltre 86 mila oggetti museali, fra cui, superstar, La Dama dell’Ermellino di Leonardo da Vinci, opere pittoriche e disegni  da Rembrandt a Renoir, nonchè 250 mila libri e documenti, contro un valore  complessivo stimatod sui 2 miliardi di euro. La sola tela di Leonardo è assicurata per 350 milioni. Della Collezione Czartoryski (ospitata prima nel Palazzo Czartoryski a Puławy, poi all’Hôtel Lambert a Parigi, residenza francese dei Caztoryski nell’Ottocento, e nel 1886 trasferita nell’attuale sede di Cracovia) faceva parte anche il celebre Ritratto di Giovane di Raffaello del 1514, razziato dai Nazisti nel corso della Seconda Guerra Mondiale e che, insieme ad altre opere (un trittico fondo oro e una Madonna protorinascimentale italiani ed una santa fiamminga, tutti destinati al Museo Hitler di Linz) che risulta a tutt’oggi disperso benché il governo polacco abbia più volte ufficialmente dichiarato che il Raffaello è sopravvissuto al saccheggio nazista ed è conservato in una collezione privata già identificata.

Poco dopo la caduta del Muro di Berlino e il crollo dei regimi comunisti di matrice sovietica, Adam-Karol Czartoryski (nato nel 1940, campione internazionale di judo, arti marziali e di wrestling) aveva avuto l’intera collezione restituita dal nuovo governo polacco  insieme a tutto l’immenso patrimonio immobiliare e terriero della famiglia. Personaggio simpatico e perfino buffo (lo conobbi personalmente molti anni fa a Bologna con la seconda moglie) sosteneva di essere metà italiano perché sua madre era italiana. Richiesto quindi di come si chiamasse la madre, rispose convinto “Borbone-Sicilia… appunto italiana” (era l’Infanta Dolores, sorella della madre di Re Juan Carlos di Spagna).

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Il Palazzo Czartoryski a Puławy

Tuttavia, giustamente lamentava che i costi di mantenimento di questi beni restituiti erano immensi e insormontabili (nonostante la ricchezza molto sostanziosa delle due mogli, ereditiera di commercio italo-americana la prima, plutocrate franco-mediorientale la seconda).

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Stupisce comunque che il principe Czartoryski abbia “svenduta” una tale quadreria così significativa per la storia dell’arte e della sua famiglia per una tazza di lenticchie (perché tali sono 100 milioni di euro per quella collezione!) quando poteva farne un’asta storica da dare molteplici e prolungati orgasmi alla comunità mondiale dell’Arte e del Collezionismo, pubblico o privato che sia.

Altrettanto personalmente, credo che l’amor patrio (sentimento storicamente sempre assai forte e teatrale nel popolo polacco e soprattutto nella sua aristocrazia così travolgente d’avventura e di panache) abbia giocato un ruolo importante.

Adam-Karol Czartoryski non ha figli maschi ed eredi diretti, solo una figlia, Tamara (inarrestabile socialite e protagonista di talk-shows e reality-shows fra New York e Londra), mentre i lontani cugini eredi del titolo e dei possedimenti (se esistesse ancora una sorta di maggiorascato) sono in condizioni economiche molto probabilmente “piccolo-borghesi” (come tutta l’aristocrazia dei paesi ex-comunisti). Questi beni non dànno reddito o comunque non un reddito tale e sufficiente ad automantenersi.

Dal punto di vista della Storia del Collezionismo d’Arte e della storia delle Grandi Collezioni e delle Grandi Famiglie, la notizia provoca  una certa tristezza e pur tuttavia rientra nello scenario a cui dobbiamo, volenti o nolenti, ormai abituarci: quello da 450 d.C. e dintorni, da vigilia della caduta dell’Impero Romano. A mio personalissimo avviso, la Civiltà Occidentale, quella di cui l’Arte e la Cultura che ci nutre è frutto, quella della Civiltà delle Buone Maniere spiegata e teorizzata nei concetti e dimostrata nei fatti da Norbert Elias e che ha dato forma ad almeno gli ultimi sei secoli di storia e di cultura, quella Civiltà in cui siamo nati e vissuti e di cui stiamo vivendo il doloroso, affaticato e affannato tramonto è appunto destinata ad estinguersi come i dinosauri, ad inabissarsi come i passeggeri della prima classe del Titanic che ballavano elegantemente e con la nonchalance dei Fin-de-Race mentre la “Nave Inaffondabile” sprofondava metro dopo metro negli abissi ghiacciati del mare di Terranova. Quella nave che vantava la stessa arrogante sicumera della nostra odierna civiltà occidentale che si ritiene immortale e invincibile ma invece è già in agonia avanzata, cadavere vivente già putrefatto e infestato dai vermi, come il corpo di Luigi XV, il Re più bello della Storia, il Re dell’«Après Nous, le Déluge», nelle ultime sue ore di vita.

In prospettiva di praticità e gestionalità, in approccio più razionale e meno memorialista, viene da domandarsi se un così “misero” investimento garantisca da parte del governo polacco la effettiva capacità economica (non solo la volontà) di curare adeguatamente questo patrimonio…

E al di là del “patriottismo” senz’altro insito nel gesto di Czartoryski, viene da domandarsi quale delle due: se l’afflato polacco à la Marie Walewska sia stato così forte da aver indotto alla “svendita” o se invece le condizioni economiche principesche siano state tali da imporre di seguire la famosa teoria del “pochi-maledetti-subito”. Vero è, d’altra parte, che in quest’ottica un’asta curata da una delle “Majors” (Sotheby’s, Christie’s, Bonhams) avrebbe garantito almeno il triplo. Già da sola La Dama dell’Ermellino avrebbe potuto senza dubbio sfondare quota 150milioni di euro.

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Il Museo Czartoryski a Cracovia

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