Di antiche macchie a pallini

E guardate chi c’è qui, in questo quadro in asta fra pochi giorni da Sotheby’s?
Ritratto di famiglia con Dalmata in un parco, opera di Jan Verkolje il Vecchio (Amsteerdam, 1650 – Delft, 1693), firmato e datato  in basso al centro «I·VERKOLJE 1688», olio su tela riportata su legno,  dimensioni cm 128.3 x 152.3, stima £. 20.000-30.000 (© immagine Sotheny’s London).

I Dalmati non sono definitivamente documentati in Europa fino al XVIII secolo, quando, soprattutto in Inghilterra, si iniziò ad utilizzarli come cani da scorta per le carrozze contro gli attaccchi di banditi e lupi (tanto che in Inglese vengono detti anche Coach-Dogs).

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Justus Sustermans, Don Francesco di Cosimo II de’Medici, olio su tela, 1622, Firenze, Galleria degli Uffizi (Immagine © Uffizi, Firenze)

Tuttavia la presenza di cani dalmati si riscontra già in diversi ritratti eseguiti sia nell’Europa settentrionale (soprattutto Inghilterra ed Olanda) sia anche in altri paesi più meridionale, Francia ed Italia, già nel XVII secolo. Una delle prime raffigurazioni in assoluto di Dalmati in pittura si ritrova nel ritratto del bambino Don Francesco de’ Medici, figlio del Graduca di Toscana Cosimo II de’ Medici, opera di Justus Sustermans e conservato a Firenze, agli Uffizi, che risale al 1622.

Tanto il quadro in asta da Sotheby’s (in cui il dalmata ha le rare macchie color fegato!) quanto il ritratto di Sustermans e quello della Dama cacciatrice , opera austriaca di metà Settecento  (© Aspire Auctions, Cleveland, Ohio, U.S.A.) indicano come i Dalmati più antichi fossero più fittamente macchiati e di struttura fisica più tozza e meno “levrierata” di quel che è lo standard odierno.

59689-01A maggior ragione, la presenza già nel Seicento di immagini di cani dalmati nella ritrattistica inglese ed olandese, paesi che per primi e più intensi ebbero i rapporti con l’India (si pensi appunto alla celebre Compagnia Britannica delle Indie Orientali, attiva dal 1600 al 1874 ed origine dell’Impero Coloniale Inglese, e quella omonima Olandese, attiva dal 1602 al 1800) , confermerebbe la teoria che il paese di origine del Dalmata sia proprio l’India, da cui peraltro sparisce in purezza più o meno a partire dal declino dell’Impero Moghul attorno alla metà del Settecento, forse proprio per il successo che ottiene presso gli Europei presenti nel Continente (dal punto di vista etologico e biologico, si aggiunga che il Dalmata è praticamente l’unico cane privo dello strato adiposo sottocutaneo atto a proteggerlo dal freddo, da cui derivano sia la sua estrema freddolosità sia anche la sua assenza del tipico “odore canino”, e che perciò confermerebbe l’origine da un paese dal clima caldo, tropicale e subtropicale come il Continente Indiano).

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Bhavanidas (?), Ufficiale della Guardia Imperiale con il suo cane (dalmata) ed un uccello sulla mano, acquerello con foglia d’oro su carta, circa 1740,  già Sven Gahlin Collection (immagine ©Sotheby’s London)

In India infatti appaiono spessissimo rappresentati nelle miniature e pitture Moghul, come l’acquerello con foglia d’oro su carta rappresentante un Ufficiale della Guardia Imperiale con il suo cane (dalmata) ed un uccello sulla mano, opera tipica dello stile naturalistico e vivace della pittura Kishangarh, databile intono al 1740 ed attribuita al pittore indiano Bhavanidas. L’opera faceva parte della celebre Collezione di pittura indiana di Sven Gahlin, passata in asta nell’ottobre 2015 da Sotheby’s London (quotazione dell’acquerello citato £15.000-18.000, risultato £45.000) e in essa è immediatamenmte riconoscibile un antico esemplare di dalmata sia per la curiosissima macchiatura sia per la caratteristica posizione della coda ricurvata “a sciabola”.

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Tre immagni di Pablo Picasso (nella terza con Jacqueline Roque) con il suo Dalmata Perro. Cannes, 1957, Fotografie di David Douglas Duncan

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