Dopo l’acquisto del fondo di disegni inediti di Giovanni Battista Foggini (1652-1725), «Primo Scultore di Corte» del Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici, già da generazioni appartenente ai conti Pandolfini di Firenze, e la pubblicazione completa nel catalogo ragionato di quest’artista curato dalla maggiore esperta di Foggini, Kira d’Alburquerque (vedi http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2016/5/126123.html), Maurizio Nobile torna, nella sua galleria di Bologna, ad occuparsi di disegno con la mostra Fogli Barocchi. Disegni bolognesi tra Seicento e Settecento, curata da un esperto, e di gran gusto, qual è Marco Riccòmini e aperta fino al 23 dicembre 2016.
È un bel girovagare nella felice stagione del Barocco bolognese quello che offrono gli oltre 30 disegni in mostra , un tripudio dei “più bei nomi” attivi nello scenario d’arte bolognese fra Seicento e Settecento, con in più, oltre ad alcune opere inedite e riscoperte, la stimolante e inedita sezione degli “Anonimi di Qualità”.

Con il Seicento e i l’ascesa dei Carracci, s’inaugura a Bologna una perfino virulenta stagione di revisionismo d’arte che restituisce al disegno una posizione di centralità nella creazione artistica. Dai Carracci il disegno viene nobilitato e trasceso da perfezionamento della mano dell’artista ed aisance alla figurazione o semplice schizzo di memoria futura a vera indagine e comprensione della realtà. Difatti, fra i primi è il Guercino di cui in mostra figura il mezzobusto d’un Vecchio (sopra) in cui Guercino appare come raramente altrove crudo indagatore della realtà umana che sublima qui il disegno, per carica emotiva e introspettiva, a vero e proprio ritratto.

Di norma, un disegno serviva a preparazione di una tela, affresco o tavola che fosse: questo il caso di due fogli di grande formato, di due esponenti dell’arte bolognese di temperamento assai divergente, a cavallo fra i due secoli: Marcantonio Franceschini (Bologna, 1648-1729) e Francesco Monti (Bologna, 1685-Brescia, 1768). Franceschini, allievo del Cignani, lavorò lungamente con il maestro e con Quaini che divenne poi suo inseparabile aiutante, soprattutto a partire dagli anni 1670 quando la sua fama gli procurò importanti commissioni anche dall’estero e fu “corteggiato” da molti sovrani europei. Agli anni 1690 risalgono i primi incarichi per Johann Adam (+1712) primo principe sovrano di Liechtenstein. Proprio di una tela conservata nel GartenPalais Liechtenstein a Rossau (oggi sobborgo di Vienna e soggetto nel 1759/1760 d’una celebre “veduta” di Canaletto) è preparatorio il foglio con il Trionfo di Flora e Zefiro uno dei dipinti realizzati per il principe a compensare il suo dispetto per la mancata decorazione ad affresco di alcune sale del GartenPalais, impossibile da realizzare per il pervicace rifiuto del bizzoso Franceschini di trasferirsi a Vienna. Di Francesco Monti invece, allievo dal 1703 di Gian Gioseffo Dal Sole, e quindi portatore della lezione carraccesca a fronte dell’Accademia di Marcantonio Franceschini è l’Incontro di Cristo con la Samaritana al Pozzo, preparatorio nel dipinto (con alcune varianti) oggi alla Galleria Estense di Modena.
Di Donato Creti (di Monti giovane compagno di bottega da Dal Sole ma già vicino all’avanguardia della cultura pittorica bolognese guidata da Giuseppe Maria Crespi) due fogli: la Testa di vecchio barbuto di profilo, opera giovanile e di forte carattere benché ideale e non ritratto dal vero, e l’intenso Ecce Homo, riconducibile al restauro dell’affresco di Ludovico Carracci nell’Oratorio dei Filippini a Bologna nel 1731 (in apertura).

Ancora due disegni di Domenico Maria Fratta (Bologna 1696-1763), forse il miglior allievo di Creti, assai dotato sia nell’incisione sia nel disegno: un soggetto tassesco ed un Paesaggio arcadico che riprende in stile e soggetto le atmosfere arcadiche e sognanti di rococo del suo maestro.
Di ispirazione biblica invece Agar e l’Angelo di Giuseppe Varotti (Bologna 1715 – 1780), disegnatore e bozzettista di spicco del Barocchetto bolognese che con grazia riportava entro canoni di misurata leggerezza le opulente estetiche del Barocco.

Non mancano poi i bolognesi settecenteschi per eccellenza: Ubaldo e Gaetano Gandolfi. Di Ubaldo alcuni disegni a carattere mitologico e un inedito Studio di nudo maschile; di Gaetano (che dopo un viaggio di formazione a Venezia dove si aggiornò sulle novità stilistiche dell’epoca divenne uno degli esponenti di punta della pittura bolognese) sono esposti numerosi fogli, fra cui la serie raffigurante quattro episodi tratti dalle Metamorfosi di Ovidio: prove grafiche tarde che vedono lo stile del maestro “neobarocco”, nel clima generale della seconda metà del XVIII secolo, orientarsi winkelmannianamente verso l’eredità classica, sia nei soggetti sia nella declinazione stilistica già neoclassica. Di Pietro Giacomo Palmieri (Bologna,1737-Torino,1804), coetaneo di Gaetano ma distantissimo per formazione e stile, sono invece le due Scene campestri (genere amato dall’artista), di grande formato e firmate e datate 1789.

A concludere l’excursus, una vera pièce de résistence: una scelta ampia e variegata di disegni di Felice Giani, pittore di tale intensa formazione bolognese (con Gaetano Gandolfi) da essere considerato perfino autoctono e protagonista dell’affresco neoclassico. Di particolare pregio La Danza delle Ore, acquerello preparatorio, o immediato «d’après», dell’affresco del soffitto del Gabinetto di Astronomia di Palazzo Laderchi a Faenza realizzato da Giani nel 1796. Achille Laderchi, appassionato di Astronomia, aveva consacrato l’intera decorazione del suo studiolo a tematiche astrali e astronoimiche e nella sala Giani appunto raffigura un ballo campestre di leggiadre fanciulle, personificazione delle Ore (figlie di Zeus e di Themis, dea dell’Ordine, della Giustizia e del Diritto e perciò sorelle delle Moire o Parche, tutte legate a scandire e regolare il corso della vita), che danzano alla musica di Tempo, raffigurato a destra nel barbuto suonatore di lira.

Rarità un piccolo foglio inedito della sua giovinezza che ritrae, soggetto inconsueto a Felice Giani così amante di mito e romanità, un interno domestico con madre e figlio intenti alla lettura (un tema già di quarant’anni anticipatore di atmosfere perfino Biedermeier).
La mostra è corredata dal catalogo curato da Marco Riccòmini, autore dei due Catalogues Raisonnés dei disegni di Donato Creti: quelli conservati alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia (Donato Creti: i disegni della raccolta Certani alla Fondazione Giorgio Cini, Venezia, Marsilio, 2011) e quello generale delle opere su carta (Donato Creti. Le opere su carta. Catalogo ragionato, Torino, Allemandi, 2012) nonché di quello dei disegni e delle stampe di Giuseppe Maria Crespi (Giuseppe Maria Crespi. I disegni e le stampe, Torino, Allemandi, 2014) e recentemente curatore per la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna della mostra Figure del tempo Barocco. Dipinti dell’Opera dei Poveri Vergognosi (2016).
© Immagini: Galleria Maurizio Nobile, Bologna – Paris