L’Art Déco e il suo collezionista segreto

Il 21 e 22 novembre Sotheby’s Paris presenta la collezione di opere Art Déco di Henri Chwast, uno dei pionieri del collezionismo che dall’Art Déco degli anni 1920 si estende alle arti decorative del Modernismo ed alla pittura figurativa dei primi decenni del Novecento. Collezionista riservatissimo e discreto, perfino schivo, noto solo ai principali mercanti parigini e ai collezionisti suoi pari, Henri Chwast (di origine centroeuropea e belga e sempre, per tradizione familiare, attivo nel settore tessile) è morto circa 25 anni fa e da allora la sua collezione è rimasta intatta e ferma nel tempo: circa 60 opere create da un piccolo numero di artisti di prima scelta, da Clément Rousseau e Pierre Chareau ad Eileeen Gray e Bernard Boutet de Monvel.

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Nel 1972, in occasione della vendita della mitica raccolta di Jacques Doucet, Henri Chwast si strinse d’amicizia con il celebre collezionista specialista di Art Déco Alain Lesieutre che subito lo introdusse nel ristretto circolo di appassionati, quasi una sorta di società segreta, a cominciare da Félix Marcilhac (di cui divenne amico di famiglia) a Bob e Cheska Vallois e a tutto l’entourage della celebre Galerie du Luxembourg, galleria simbolo dell’Art Déco, e di quelle di Maria de Beyrie e di Anne-Sophie Duval.

Chwast ha raccolto i pezzi della sua collezione con rigore filologico secondo i criteri di rarità e opera unica, di emblematicità del movimento artistico di riferimento, della provenienza illustre, in una fusione mirata a cogliere l’essenza della ricerca estetica del 1920, tra lusso e modernismo e rendere in filigrana lo scenario dei maggiori artisti dell’Art Déco, dei suoi più importanti committenti (Madame Agnès, Madame Jean Henri-Labourdette, il Maharajah di Indore), dei mercanti più influenti e dei collezionisti più illustri: appunto i citati Félix Marcilhac, Alain Lesieutre, Maria de Beyrie, Bob e Cheska Vallois fino a Karl Lagerfeld.

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Jean Dunand, Camino Cubista e Ritratto di Madame Agnès

La sessantina di opere della collezione spaziano da Jean Dunand con 7 creazioni fra cui il Camino del 1926 con decoro a motivi geometrici di ispirazione cubista in lacca nera, rossa e bruna e incrostazioni di guscio d’uovo, già di proprietà di Monsieur e Madame Jean Henri-Labourdette e transitata nella Galerie du Luxembourg (stima: € 200.000-300.000) e il ritratto di Madame Agnès, del 1926, olio su tela con lacca, guscio d’uovo, avorio, oro e argento (€100.000-150.000), ad Eileen Gray, designer

 

donna fra i più illustri del XX secolo dalle opere rarissime sul mercato, con il vaso pezzo-unico del 1920, in legno di pino e vernice arancio, realizzato per i coniugi Jean Henri-Labourdette (€250.000-350.000) e la scrivania del 1919-1922, già nella mostra dedicata a Gray al Victoria&Albert Museum di Londra e al Moma di New York nel 1979-1980, in rovere trattato alla biacca e annerito, sicomoro e avorio, con due cassetti laterali a ventaglio, €250.000-350.000, pezzi ambedue ineriti come cifra stilistica dell’artrista nel Catalogue Raisonné d Eileen Gray curato da Patrice Le Fay d’Extepare d’Ibarrola, l’ebanista italiano Carlo Bugatti, padre dell’Ettore creatore delle omonime automobili status-symbol di quegli stessi anni 1920 con due sedie «Cobra» del 1902 (€ 100.000-150.000) e poi Clément Rousseau con 3 opere fra cui la commode policroma in ebano di Macassar, bois-de-violette, pelle di squalo «galuchat» tinta in bianco e verde, intarsi in madreperla e avorio (€250.000-350.000) e Bernard Boutet de Monvel con il primo Ritratto del Maharajah di Indore (€200.000-300.000), la cui seconda versione, del 1934, ha battuto il record d’artista a €2.499.000 alla stessa Sotheby’s Paris nell’aprile 2016, fino a Pierre Chareau, presente con 5 opere emblematiche fra cui 2 versioni della lampada «La Religieuse» (€300.000-500.000 ciascuna).

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Clément Rousseau, Commode policroma in ebano di Macassar, bois-de-violette, pelle di squalo «galuchat» tinta in bianco e verde, intarsi in madreperla e avorio

 

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Bernard Boutet de Monvel, Ritratto del Maharajah di Indore (I), 1925 circa
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Pierre Chareau, La Réligieuse, alabastro, mogano, metallo, circa 1928

Di tutta la collezione e dei poli fra cui oscillava come un pendolo il gusto di Henri Chwast, restano iconici due pezzi: l’Art Déco col già menzionato Camino Cubista di Jean Dunand e il Modernismo con la scrivania e sgabello in legno di rosa e ferro brunito di Pierre Chareau (€ 200.000-300.000). Questi oggetti esplicitano appieno lo spirito della ricerca di collezionista di Henri Chwast: mostrare la transizione avvenuta nel corso degli anni 1920 dagli oggetti di lusso, realizzati in materiali preziosi, ricercati, stravaganti (le lacche, la pelle di zigrino, il guscio d’uovo, l’avorio i legni più preziosi come ebano, palissandro, legno di rosa e bois-de-violette) alle forme e figurazioni del Modernismo in cui la ricerca formale prende (quasi sempre) il sopravvento sui materiali dei pezzi d’arredamento (legni preziosi ma anche metalli umili come il ferro).

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Immagini © Sotheby’s Paris

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