Fondantico d’Autunno (n. 24)

A Bologna, mostra inaugurata ieri e aperta fino al 23 dicembre, l’Incontro con la Pittura n.24 di Fondantico espone oltre 40 opere di maestri italiani dal 1300 al 1800. Dal Trittico del bolognese Simone dei Crocifissi e dalla Madonna dell’Umiltà di Antonio Orsini, protagonista del Tardogotico a Ferrara, si passa a due tavole cinquecentesche del Raffaellismo bolognese con soggetto analogo (il Matrimonio mistico di Santa Caterina, di Girolamo Marchesi da Cotignola e del Bagnacavallo Giovane) e al Seicento con un’ennesima ma intensa Lucrezia di Guido Reni e con l’intimista San Giuseppe col Bambino di Guercino, due dipinti già noti agli studi. Di Domenico Maria Canuti (maestro dell’affresco barocco) due rari quadri “da stanza”: ancora uno Sposalizio mistico di Santa Caterina e due angeli e Madonna con Bambino e San Giovannino, di esplicito ricordo carraccesco. Il Classicismo Bolognese del Seicento è presente con due Madonna con il Bambino di Carlo Cignani: una luminosa e su rame, l’altra su tela. Allievo di Canuti e di Cignani, Giuseppe Maria Crespi è presente coll’intenso cromatismo del San Giovanni Evangelista a Patmos mentre attesta la svolta rococo della pittura settecentesca bolognese nel cosiddetto “Barocchetto Bolognese” l’attenzione formale dell’ovale Sacra Famiglia di Giovan Gioseffo Dal Sole. Tre i soggetti tassiani: Erminia e il pastore per Felice Torelli (nell’immagine sottostante) e Girolamo Donnini ed Erminia trova Tancredi ferito di Ercole Graziani, esempio di pregio della sua pittura “da stanza”.

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Gaetano Gandolfi è l’autore del delicato bozzetto preparatorio della  Madonna con il Bambino e l’Arcangelo Michele mentre natura morta e paesaggio sono illustrati da un pendant (già della famiglia romana dei marchesi Theodoli) che affianca un’opera del celebre genovese Grechetto al quadro di soggetto e dimensioni affini dell’artista bolognese noto per ora come «Pseudo-Vitali» e dalla Veduta montana del veneto Marco Ricci (gli schizzi di figure, come di consueto, ascrivibili al fratello Sebastiano). Completano la mostra alcuni grandi disegni a penna di Felice Giani (uno con un Tempietto dedicato «al divino Canova») e di Giuseppe Molteni, artista romantico e Biedermeier inventore del «ritratto ambientato», di resa meticolosa e sfarzosa d’arredi ed abiti, comprimario a Milano di Francesco Hayez, il fastoso Ritratto di dama con un copricapo alla turca, realizzato nel 1830-1835 (in apertura, forse Luiza-Felicia del Grifo de Airas-Farnese, moglie dell’italo-portoghese duca dell’Isola della Donzella, plenipotenziario del Re di Portogallo e dell’Imperatore del Brasile alla corte del’arciduca Rainer d’Asburgo-Lorena, Vicerè del Lombardo-Veneto per trent’anni: dal 1818 alle Cinque Giornate del 1848. La stessa dama, a Molteni affidò nel 1849 il “ritratto di fidanzamento” – assai meno celebrativo e lussuoso ma anzi sevreo e virginale pur nell’accuratezza  della seta dell’abito cangiante fra il rosa antico e il celeste polveroso – della figlia sedicenne Maddalena-Hippolita che andava sposa al portoghese conte de Souza-Holstein, oggi in collezione privata) .

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