Chi c’è a pranzo stasera? Raffaello con la sua Madonna

dinner_at_haddo_house_1884_by_alfred_edward_emslie-alfred-edward-emslie-1918-national-portrait-galleryUna nuova scoperta di «capolavoro perduto» per lo storico dell’arte inglese Bendor Grosvenor, noto anchorman della televisione britannica perché ideatore e conduttore di due programmi di grande successo: «Fake or Fortune» (BBC1, con Philip Mould, altro storico dell’arte superstar) e «Britain’s Lost Masterpieces» (BBC4). Insomma, una sorta di Daverio o Sgarbi di Albione, ma assai più civile, bennato e di bell’aspetto. Nato nel 1977, ha studiato a Harrow, che sta ad Eton come Cambridge sta ad Oxford, e poi appunto al Pembroke College di Cambridge; la famiglia Grosvenor risale a Guglielmo il Conquistatore (capostipite Hugh d’Avranches, c. 1047 – 1101, detto Le Gros Veneur perché Gran Maestro delle Cacce del primo Re normanno d’Inghilterra) e Bendor è cugino del Duca di Westminster, l’uomo più ricco del Regno Unito. Il nome gli viene dalla descrizione araldica dello stemma di famiglia: «D’Azure, Bend Or» cioè azzurro alla fascia d’oro, e gli fu dato in onore del famosissimo prozio il 2° Duca (1879-1953). Questi, a sua volta era stato soprannominato “Bend Or” dal nonno, il 1° Duca (1825-1899) proprietario dell’omonimo purosangue da corsa che nel giorno del primo compleanno del nipotino vinse il Derby. Il Bend Or 2° Duca fu anche protagonista delle cronache sportive e mondane della prima metà del Novecento, sia per le vittorie dei suoi cavalli da corsa, sia perché bellissimo uomo e incorreggibile womaniser sia perché unito da una liaison cataloguée durata dieci anni, dal 1925 al 1935, a Coco Chanel che dichiarò di non averlo voluto sposare perché c’erano già due Duchesse di Westminster ma esisteva una sola Mademoiselle Chanel).
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Durante un sopralluogo per il programma «Britain’s Lost Masterpieces» ad Haddo House, dimora settecentesca già dei Marchesi di Aberdeen e dal 1976 affidata al National Trust for Scotland (disegnata dal celebrato architetto scozzese William Adam nel 1732 ma purtroppo abbondantemente rimaneggiata nel gusto pesante dell’età vittoriana, da sempre residenza dei Conti e poi Marchesi di Aberdeen, conserva un’importante quadreria con opere di Pompeo Batoni, Sir Thomas Lawrence, Paul Delaroche e James William Giles e richiama oltre 200mila visitatori ogni anno), Bendor Grosvenor, rimase affascinato da un quadro esposto in posizione secondaria.

Innocenzo Francucci da Imola, 1485-1548; The Virgin
Secondo gli archivi Aberdeen, si trattava di una semplice «Madonna», olio su tavola di medie dimensioni (cm51,5×34,5), datata 1505-1510 e attribuita ad Innocenzo Francucci da Imola (Imola, 1490-Bologna, 1550), pittore emiliano di non illustre fama ma neppure spregevole, se fu allievo di Francesco Francia e maestro di Primaticcio e Prospero Fontana (specializzato in pale d’altare di stile raffaellesco, i suoi unici lavori “secolari” sono cinque affreschi mitologici nella bentivolesca Palazzina della Viola a Bologna). L’opera era stata però acquistata (con un’altra tela sempre oggi conservata ad Haddo House e che ha attirato l’attenzione di Grosvenor: un dimenticato paesaggio pastorale e fluviale in cui ha riconosciuto un lavoro giovanile di Claude Lorrain) come autentico Raffaello nel 1803-1804 durante il suo Grand Tour italiano da George Hamilton-Gordon, 4° Conte di Aberdeen (1784-1860) e Prime Ministro di Queen Victoria dal 1852 al 1855, appassionato collezionista e cultore d’arte (qui ritratto da Sir Thomas Lawrence nel 1805-1806 al suo ritorno dal Grand Tour ©The National Trust for Scotland).

Lawrence, Thomas, 1769-1830; George, 4th Earl of Aberdeen
Grosvenor è riuscito a rintracciare sia il suo acquisto come opera di Raffaello sia la sua esposizione come tale in una mostra del 1841 alla British Institution a Londra, accanto ad altre opere di Raffaello, alcune a tutt’oggi autografe, altre invece più tardi riconosciute apocrife. Nel 1899 la Madonna fu declassata prima a copia, poi riclassificata come opera autografa ma di un minore, appunto Innocenzo da Imola, e ridotta al valore di sole £20 (oggi equivalenti a circa £2.000 a fronte degli ipotizzabili circa  20milioni di sterline di un autentico Raffaello. C’è da dire, come ha commentato l’attuale 7° Marchese di Aberdeen and Temair con il consueto ironico understatement della British Aristocracy, che – se la tela non fosse stata “svalutata” ma rimasta catalogata quale opera di Raffaello – sarebbe stata certo ben presto venduta…).
Soprattutto, accanto allo stile tipicamente raffaellesco e al profilo della Madonna riconosciuto in altre opere di Raffaello, la scoperta più importante di Grosvenor è la fotografia di un disegno riconosciuto come autografo di Raffaello (purtroppo oggi perduto) che presenta struttura, impianto e dettagli assai vicini alla Madonna di Haddo House. Convinto che fosse «troppo bella per essere solo un’opera di Innocenzo da Imola» (tanto più che viso e sguardo della Madonna rivolti verso il basso inducono a supporre si tratti di parte restante di un’opera di maggiori dimensioni con la Madonna e il Bambino) Grosvenor ha persuaso il National Trust a procedere ad un accuratissimo restauro ed a proseguire gli studi, da cui sono emersi, oltre alla estrema qualità pittorica, altri dettagli determinanti, primo il pentimento nelle dita di una mano (confermato ai vari esami radiologici), inequivocabile segno di creatività e non di copia.
Nel programma andato in onda il 5 ottobre su BBC1, Sir Nicholas Penny, già direttore della National Gallery, riconoscendo l’evidente qualità dell’opera, si è spinto fino a posizionarla fra un’attribuzione probabile ed un’attribuzione certa. Un esile dubbio, quindi, ma che si potrà chiarire solo con ulteriori studi che potrebbero rendere la Madonna di Haddo House l’unico Raffaello presente in una collezione pubblica in Scozia.
Del resto, se Raffaelo è secondo solo a Caravaggio nella corsa al capolavoro perduto, Bendor Grosvenor non è nuovo a scoperte importanti: a lui si deve il riconoscimento di opere di artisti come Rubens, Claude Lorrain, Pieter Bruegel il Giovane, Reynolds, Gainsborough, Lawrence e Maurice Quentin de la Tour (qui il Claude Lorrain di Haddo House, Paesaggio fluviale con pescatori e pastori, 1625-1630 ©The National Trust for Scotland). Lorrain, Claude, 1604-1682; A Pastoral River Landscape with Fishermen
La Madonna di Haddo House oggi troneggia, in attesa di essere definitivamente e senza dubbi riconosciuta opera autografa di Raffaello, nella grandiosa Sala da Pranzo della residenza (in apertura: Alfred Edward Emslie (+1918), Dinner at Haddo House, 1884, National Portrait Gallery, London ©NPG – Sotto: Bendor Grosvenor e Jackie Klein con il quadro).
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